Dialogare vuol dire creare un canale di comunicazione bidirezionale tra due persone mediante il quale scambiare informazioni, opinioni e pensieri.

Quindi, è necessario che una delle due invii l’informazione e l’altra lo riceva, essendo in ascolto, dopo di che il ruolo si inverte. Se il ruolo non si inverte, allora si tratta di un monologo e non è questo il tema.

Apparentemente, tutto semplice. Apparentemente.

Diceva Plutarco : “… sono di vento i discorsi dei giovani che non sanno ascoltare e trarre profitto attraverso l’udito: discorsi oscuri ed ignoti, dispersi sotto le nubi.

Ovvero, la parte principale del dialogo sta nell’ascoltare l’altro, nel comprenderlo, non nel cercare di inviarli le informazioni. Infatti, se entrambi si dispongono all’ascolto, ciascuno recepirà le istanze altrui, ne comprenderà il messaggio, insomma. Se, viceversa, entrambi si preoccupano principalmente di inviare informazioni, saranno incapaci di ascoltare e le istanze andranno perse. Si tratterebbe non di comunicazione, ma di rumore.

Se ci sono arrivato io, può arrivarci chiunque, eppure il mondo è pieno di monologhi, ben che vada, o di chiassoso litigare. In famiglia così come nei rapporti sociali più allargati. Dobbiamo cercare di ascoltare chi ci parla, però, non di pretendere che sia l’altro ad ascoltare noi. Naturalmente.

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Eleanor Roosvelt presenta la Dichiarazione

Eleanor Roosvelt presenta la Dichiarazione

Roba vecchia, risale al 1948, 10 dicembre per essere precisi. Quindi ormai appartenente alla storia, nel senso che appartiene al “fu”, ad un’azione che si è conclusa. Tant’è che l’Uomo moderno dimostra ogni giorno quanto egli sia oltre questi principi, quanto ormai sia anacronistico persino il solo ricordarsi che esiste, una tale dichiarazione.

Ma io sono nato vecchio, evidentemente, ed ogni tanto penso ai nostri nonni e, non so come mai (anzi lo so benissimo), li vedo come degli “illuminati”, paragonati a noi.

E’ come se, vivendo nel medio evo, fossi in grado di vedere il futuro, e vedessi l’uomo uscire dalle tenebre nel quale si trova per risorgere nella nuova epoca. Eppure sto guardando indietro. E guardando indietro, leggo:

“L’ASSEMBLEA GENERALE (dell’ONU, ndr)

proclama

la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.”

Vorrei sottolineare le parti fondamentali di questo “proclama”, ma onestamente non saprei quali lasciar fuori, quindi non sottolineo nulla. Servono commenti?

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.”

Non continuo, anche se ne verrebbe la pena, ma voglio terminare riportando l’ultimo articolo:

Articolo 30

Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati.”

Non vi viene in mente nulla di quanto accaduto in questi giorni, e nei giorni precedenti, e nei mesi e negli anni precedenti? Come si suol dire, trattasi di carta da culo. E non lo dico a caso. Che uso si può fare della nobile carta, oltre allo scontato uso dal quale ha ricavato il nome?

Io la utilizzo per assorbire il sangue delle piccole ferite che mi procuro radendomi o per tamponare l’epistassi quando mi capita di avercela.

E’ morbida ed assorbe bene. Ed altrettanto bene assorbe questa grandissima carta da culo che è la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e così, senza volerli far apparire più vittime di tanti altri popoli, ma neppure meno vittime di quanto lo siano in effetti, con essa, possiamo assorbire il sangue di chi vive a Gaza.

Potrei sembrare di parte, ma no, per l’amore del cielo. Sono italiano, e come italiano sono fiero che il mio governo abbia votato NO alla richiesta di un’indagine internazionale sull’attacco di Israele ad un altro paese sovrano (si, paese sovrano: una nave in acque internazionali ha la territorialità del suo paese d’origine). Per una legittima difesa preventiva, immagino. E sono fiero che il mio governo si sia affrettato a chiarire che Israele è uno stato democratico e che pertanto c’è tranquillità che un’inchiesta interna sia assolutamente credibile. E per tranquillizzare tutti, pare che il governo di Israele abbia intenzione di affidarla al grande puffo!

Il testo della dichiarazione è disponibile qui.

Un’ultima precisazione. Come ho già detto più volte, non sono antisemita. Sono allergico a qualunque religione in modo assolutamente imparziale. E nemmeno penso che ebrei ed israeliani siano la stessa cosa. Ciononostante, mi sento di essere vicino ai palestinesi e lontano dagli israeliani. Perché non trovo niente di peggio dello schierarsi coi più forti solo perché sono tali, o perché sono più simili a noi, o perché la loro cultura è più vicina alla nostra, o perché il loro modello di vita e di società coincide o quasi col nostro. Perché questo modo di vedere le cose, lontano dallo scegliere per ciò che è giusto, è razzismo nella sua essenza.

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Arrivederci fratello mare

Ed ecco che ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po’ della tua ghiaia
un po’ del tuo sale azzurro
un po’ della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po’ più di speranza
eccoci con un po’ più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.

(Nazim Hikmet, Arrivederci fratello mare, Varna, 1951)

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Addio nonna Adi

AdigeE così te ne sei andata anche tu. Ho avuto la fortuna di vederti un paio d’ore prima di morire, e di questo sono grato a miei genitore per avermi chiamato. Ho avuto la fortuna di vedere quei tuoi occhi persi nel vuoto, di sentire il tuo affannoso respiro, gorgogliante dietro una mascherina d’ossigeno.

Ho potuto accarezzarti cercando di restituirti un po’ di quanto hai dato tu con le tue carezze a me bambino.

So che la tua mente polverizzata dal tarlo dell’ alzheimer non ha  nemmeno percepito la mia carezza, lo sapevo prima di farlo e lo sapevo mentre lo facevo. Non ti ha fatto bene, so anche questo. Ma ha fatto bene a me. E mi farà bene ancora a lungo.

Te ne sei andata, e con te anche qualche mio pezzetto, ma una parte di te, anche grazie a quella mia carezza, resterà con me. Insieme a mille altri ricordi. A quegli occhi che pian piano hanno cominciato a far vedere la paura di quello che stava succedendo alla tua mente. Al tuo modo di leggere la realtà, alle volte apparentemente distaccato, ma capace di commuoversi per una canzone, per un “Va pensiero”.

Ti abbraccio, nonna Adi.

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che almeno dovrebbero farci riflettere sulle priorità della nostra stessa esistenza. Non di individui ma di esseri umani. Non di singolarità ma di specie umana.
Ed invece, per fortuna che ci sono le catastrofi, così i giornalisti hanno tanta materia prima sulla quale sviluppare storie strappalacrime, nelle quali la morte non è uguale, la morte assume peso e significato diverso se il morto ha qualche parente in Italia. Se le sue origini erano Italiane (anche se cittadino di Haiti) mentre se i parenti sono di un altro cittadino Italiano, ma originario di Haiti, viene da chiedersi: ma che cazzo ci fa in Italia uno di Haiti? Immgirati…
E menomale che ci sono le catastrofi, così si possono ripescare ex presidenti, riciclare politici, distrarre l’attenzione. Mala tempora currunt, così, prima delle navi di aiuti, arrivano sul posto quelle di turisti che, tornati a casa, potranno fieri sostenere: “io c’ero!”
E menomale che ci sono le catastrofi, così i marines possono prendere il controllo della città ed organizzare la caccia allo sciacallo, ovvero a chi senz’acqua e senza cibo cerca di sopravvivere come può, in attesa di quegli aiuti che arriveranno. Beninteso, dopo i turisti e dopo i marines.
E già, “la morte si sconta vivendo”, allora, per fortuna che ci sono le catastrofi.

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